21.10.08

AKAB - OLD SCHOOL NIGHT A Roma ogni giovedì

AKAB - OLD SCHOOL NIGHT (ingresso omaggio donna in lista)
Dopo l'ottima performance di dj OUMAR riprendono posseso della console i nostri djs resident per proporci il meglio degli 80' 90' e rivivere le emozioni del passato e del presente

OLD SCHOOL NIGHT da non MANCARE!!!

Ore 23 ingresso omaggio donna e riduzione uomo entro l'1h30 in lista Serge

Info prenotazione tavoli priv?all Serge +39.3483557332

AKAB - via di monte testaccio 69/Roma (la selezione all'ingresso - l'organizzazione consiglia abito curato)

new foto: www.lep-org.com/12_gallery.asp

Si conferma per il settimo anno consecutivo l'esclusivo party MILKSHAKE nello storico locale di Testaccio. La serata con sonorit?ip-hop, Rap, R&B tra i pi?uiti della capitale, firmato dal team Les Enfants Prodiges di Serge Itela. Milkshake Party rinnova il suo appuntamento fisso del gioved?on un cast artistico come sempre di altissimo livello e con l'aggiunta per la prima volta in esclusiva di un house floor firmato, curato ed animato dai ragazzi di BIZZARRO e dei suoi dj resident. 

10.10.08

Riflessioni sulla vita digitale tra Milano e Brescia (andata e ritorno)

Ieri ho passato mezza giornata a Milano. Dopo aver tribolato non poco a posteggiare la macchina vicino alla stazione di Brescia e dopo aver corso non poco visto che nessuna delle 5 (si, ce ne sono solo 5) macchinette gialle automatiche che fanno i biglietti funzionava... Mi accorgo che il mio treno è in ritardo anche se il tizio alla biglietteria mi dice il contrario. Va beh. Prima di salire sul treno, timbro, come è giusto fare, il biglietto a una delle macchinette timbra biglietti, ma niente: non c'è inchiostro. Poi ne trovo un'altra e timbro. In realtà non credo fosse necessario, visto che avevo la prenotazione proprio per quel treno. Dopo un incontro a Milano, avevo un altro appuntamento poi saltato grazie alla consueta imponderabilità degli addetti ai lavori del settore locali, musica e dintorni... Per cui mi mi reco in zona Corso Como e lo faccio ovviamente in metropolitana, e prima di entrare ovviamente compro e timbro un biglietto. Dopo un giro a Corso Como 10, la cui libreria - negozio di dischi per il sottoscritto è una specie di sogno ad occhi aperti, ho preso un caffè in uno dei tanti bar con tavoli all'aperto della strada. Ovviamente, la cosa era solo una scusa per aprire il computer e connettermi con la solita chiavetta USB per connessione 'veloce'... Così veloce che andavo più veloce col 56 k una decina d'anni fa. Poi, dopo un po', mi accorgo che è tempo di tornarmene a Brescia, in treno faccio un altro biglietto solo che mi dimentico di timbrarlo e grazie alla solerzia di un controllore gentilissimo prendo una multa di 50 euro. Il treno infatti era un IC 'senza prenotazione', del tutto uguale all'IC PLus (ossia con prenotazione obbligatoria) della mattina e il biglietto andava timbrato. Mi chiedo, visto che viviamo in un'era digitale, come mai il servizio tickeless dell'Eurostar (si viaggia senza biglietto cartaceo) non viene esteso a tutti i treni? Dico un numero al controllore e tutti lì. Come mai le chiavette veloci non sono così veloci? Come mai invece di rifare la stazione di Milano (a proposito, bellissima), non ci concentriamo sulla facilità di usarli questi treni? Non ho soluzioni, per ora, ma se mi viene in mente qualcosa ve lo scrivo.

Come l'11 settembre 2001 anche oggi lavoro e il mondo crolla

Non sono tipo da grandi eventi. Non capisco assolutamente perché ci
sia la crisi globale, non capisco perché e me ne frego. Continuo a
lavorare alle mi stupide cosine sperando in un futuro economicamente
più stabile, per me e non per il mondo del quale mi importa poco se
non quando leggo della situazione terribile dell'Etiopia. Aspetto di
fare abbastanza soldi per preoccuparmi per gli altri, tra una ventina
d'anni ci penserò.

2.10.08

La Granbassi, Santoro e l'Arma non ci sta: che bello!

Santoro non lo reggo e quindi non sarò obiettivo ma glielo dico, caro
Cesare. Che bello, finalmente noi italiani normali e non medagliati
alle olimpiadi, noi che non abbiamo il sorriso smagliante e il sex
appeal di Margherita Grambassi, noi italiani dicevo, non pagheremo
più lo stipendio di Carabiniere a un'atleta piuttosto decorativa.

Fare il Carabiniere non dovrebbe essere permesso a gente come Alberto
Tomba, pure lui oggi civile, e chi non riesce ad 'obbedire tacendo'.
Non è per tutti, fare il militare, io anni fa rifiutai di farlo
proprio perché se mi dicono una cosa che non condivido, non la
faccio. Io posso farlo, loro no. E una come la Granbassi, che
probabilmente con la paletta e il mitra in mano non ha mai lavorato,
oggi che può schiaffeggia tutta l'Arma perché non può stare da
Santoro, perché non ha la sua libertà.

L'episodio mi mette allegria, spero sia la stessa sensazione che
prova lei.

Lorenzo Tiezzi

1.10.08

Che bello quando gli americani fanno festa a chi va in pensione (qua da noi gli diamo pedate nel sedere e via)


PRESS PREVIEW INVITATION

The Philippe de Montebello Years:

Curators Celebrate Three Decades of Acquisitions

PRESS PREVIEW

Monday, October 20

10 a.m. noon

The Metropolitan Museum of Art

1000 Fifth Avenue, New York, NY  10028-0198

The Philippe de Montebello Years: Curators Celebrate Three Decades of Acquisitions

October 24, 2008February 1, 2009

In honor of Philippe de Montebellosoon to retire after 31 years as the Metropolitan Museum's eighth and longest-serving directorthis exhibition proposed and conceived by the curators brings together, for the first time, well over 250 masterpieces acquired by the

Metropolitan during the director's tenure. All of the Museum's curatorial departments are represented by works ranging through the centuries from ancient prehistory to today and across the globe from Europe to Asia, Latin America, and Africa. Acquired by purchase

and donation, singularly and in groups, these works demonstrate how the de Montebello years have dramatically enhanced the Museum's encyclopedic collections and encouraged public access to the world's artistic treasures.


Mi ha sempre affascinato la storia del Titanic e sulla musica rubata io affondo, ma non cambio

C'è chi a un certo punto si salva ed è naturale cercare di farlo e
fare tutto per farlo.

E chi invece, in quelle situazioni, fa qualcosa di strano. Che sia
eroico o cretino è difficile dirlo.

Sembra ad esempio che gli orchestrali abbiano continuato a suonare,
tanto posto per tutti sulle scialuppe non c'era.

E allora loro suonavano lo stesso, per far finta che ci fosse
speranza, per sé, e per tutti quanti.

Ecco, so che il paragone è azzardato, e fa acqua da tutte le parti
(!) ma io sono come gli orchestrali.

La musica come mercato quasi non esiste più ma io continuo a pensare
che rubarla sia uno schifo.

E chi lo fa sia un ladro.

Chissà quanti Picasso della musica oggi devono fare il salumiere
grazie a questa santa tolleranza 'ma si, dai, cosa vuoi che sia,
tanto i rapper sono ricchi'.

Col cavolo.

Tra 20 anni, un Vasco Rossi, è difficile che nasca.

Qualcuno si è accorto che negli ultimi anni Mtv e Radio Deejay non
hanno quasi più star in comune, ossia non ci sono più star italiane
giovani Negramaro esclusi?

Va beh, tutto sta affondando, ma si può farlo con stile e con un
minimo di decenza oppure rubando.

Buon furto a tutti, soprattutto a chi veste firmato e ruba solo musica.

Sono da sempre a favore della musica legale, ma gli spot SCF in Radio non li capisco

Sono totalmente inutili.

Facciano piuttosto chiudere le radio e chi non paga i diritti.

Per non parlare del bollino truffa che viene applicato a tutti i
dischi solo in Italia, una idiozia italiota.

Scf, per chi non lo sapesse, e tra l'altro ha tutti i diritti di non
saperlo, è l'associazione che raccoglie i produttori di dischi e gli
interpreti esecutori della musica contenuta nei dischi.

Oltre alla Siae, che tutela autori ed editori, chi utilizza musica,
deve riconoscere dei soldi anche a Scf.

Il che è giusto.

Ma perché SCF spenda soldi in spot radiofonici su Radio Deejay non lo
capisco.

Facciano multe, piuttosto e salate e diano soldi ai produttori, che
la musica va male, malissimo.

29.9.08

C'è anche chi pensa agli ospedali (e non è un pensiero negativo, tutt'altro)


 
 
ENEL CONTEMPORANEA: L'AMERICANO JEFFREY INABA REALIZZA UN PERCORSO ARTISTICO ALL'INTERNO DEL POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA CON UN'INEDITA SALA D'ATTESA ECO-SOSTENIBILE
 
 
  • L'artista americano Jeffrey Inaba chiuderà la seconda edizione di Enel Contemporanea con un intervento al Policlinico Umberto I di Roma dal 13 novembre 2008 al 13 febbraio 2009, dopo le installazioni degli assume vivid astro focus a Roma e degli A12 a Venezia.
 
  • A cura di Francesco Bonami, Enel Contemporanea prevede una serie di progetti di arte pubblica, con installazioni di artisti internazionali dedicate al tema dell'energia
 
Roma, settembre 2008 – Sarà l'artista americano Jeffrey Inaba a chiudere l'edizione 2008 di Enel Contemporanea al Policlinico Umberto I di Roma, principale ospedale della capitale e tra i più grandi d'Europa, dal 13 novembre 2008 al 13 febbraio 2009.
 
Dopo il percorso giocoso di immagini, neon e video proiezioni ideato dagli assume vivid astro focus a Roma tra le storiche rovine di Largo Argentina e il giardino nascosto creato dal gruppo A12 nella laguna di Venezia in occasione della 11. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, Jeffrey Inaba interviene in un contesto insolito per l'arte contemporanea quale un ospedale, realizzando un'inedita sala d'attesa eco-sostenibile (The Waiting Room, 2008), accessibile a tutti e alimentata da pannelli fotovoltaici.
 
Il progetto dell'artista nasce da una riflessione sul sentimento di attesa in un ambiente sociale particolarmente delicato e complesso come quello ospedaliero. Da tempo impegnato nella ricerca di soluzioni innovative per lo sviluppo urbano sostenibile, dove estetica e utilità sociale sposano una causa comune, Inaba realizza il proprio intervento artistico nelle aree di passaggio del Policlinico e crea una struttura temporanea dove i tanti pazienti, visitatori, medici e personale ospedaliero possano trovare un momento di distensione o attendere al riparo in uno spazio accogliente.
 
Colori, luci e forme geometriche si accostano all'utilizzo di elementi eco-sostenibili, come i pannelli fotovoltaici che ricoprono il lato sud della waiting room, donando idealmente all'ospedale un'energia nuova e vitale. L'installazione cattura lo sguardo del passante e il gioco di volumi conferisce al luogo e allo spazio circostante un aspetto architettonico contemporaneo e visionario. Nel linguaggio artistico di Inaba l'attesa è energia in divenire e ha il ruolo di trasmettere una valenza e una forza positiva, per portare un elemento di conforto in un luogo solitamente di passaggio e contenitore altamente emozionale. 
Alla sua seconda edizione, Enel Contemporanea è il progetto promosso da Enel (la più grande azienda elettrica d'Italia e la seconda utility quotata d'Europa), che prevede la realizzazione ogni anno di una serie di opere sul tema dell'energia commissionate ad artisti di fama internazionale (www.enel.it/enelcontemporanea).
 
L'edizione del 2007 aveva visto la partecipazione dell'artista inglese Angela Bulloch, con una suggestiva eclissi lunare sopra l'Ara Pacis a Roma (Repeat Refrain), del danese Jeppe Hein, con una fontana d'acqua interattiva (Hexagonal Water Pavilion) nel quartiere della Garbatella e, infine, dell'italiano Patrick Tuttofuoco, con una grande opera-cantiere in Piazza del Popolo (Future City).
 
Grazie al linguaggio internazionale e trasversale dell'arte, Enel prosegue così il proprio percorso di azienda fortemente impegnata in programmi di ricerca e innovazione e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica in materia di energia e sviluppo sostenibile, anche attraverso iniziative culturali e sociali che vedono al centro l'energia nelle sue diverse forme.
 
Jeffrey Inaba, americano, è il fondatore dello studio di architettura e consulenza culturale INABA, basato a Los Angeles, che si occupa di architettura, arte e urban design con una particolare attenzione alla ricerca e al sociale. E' inoltre Director del C-Lab, il gruppo di architettura e comunicazione della Columbia University (www.c-lab-columbia.edu) e Program director del Southern California Institute for Future Initiatives (SCIFI) (www.futureinitiatives.com). Dal 1997 al 2003 ha diretto insieme a Rem Koolhaas il Progetto sulla Città all'Harvard University's Graduate School of Design. Ha da poco esposto al New Museum di New York, al Walker Art Center di Minneapolis e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Ha all'attivo mostre e progetti in tutto il mondo, fra cui i più recenti in corso a Miami, Dubai e New York. Vive e lavora tra Los Angeles e New York.
 
Curatore della Biennale di Venezia del 2003, Francesco Bonami è attualmente Senior Curator del Museum of Contemporary Art di Chicago, Direttore Artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l'Arte di Torino, Direttore Artistico di Pitti Immagine Discovery a Firenze, Direttore Artistico del Centro d'Arte Contemporanea Villa Manin. E' inoltre Responsabile della nuova collana "Supercontemporanea" edita da Electa Mondadori. Per Mondadori ha pubblicato "Lo Potevo Fare Anch'io" (2007), una raccolta sull'arte contemporanea. Attualmente sta lavorando a una mostra sui 40 anni dell'arte italiana per il Museo di Arte Contemporanea di Chicago e Palazzo Grassi, "Italics; Arte Italiana fra Tradizione e Rivoluzione 1968-2008".
 
ENEL è la più grande azienda elettrica d'Italia e la seconda utility quotata d'Europa per capacità installata. Enel produce e vende elettricità e gas in tutta Europa, Nord America e America Latina. A seguito dell'acquisizione della compagnia elettrica spagnola Endesa, Enel è ora presente in 21 paesi, con una potenza di circa 80,000 MW e serve circa 55 milioni di clienti nell'elettricità e nel gas. Quotata dal 1999 alla Borsa di Milano, Enel è la società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,7 milioni tra retail e istituzionali.
 
 



21.9.08

Pam Spirito Libero su E

E' girato in finto low fi per non far vedere la vera età di Pamela
Anderson. Sorbole.

19.9.08

10.9.08

Porno, Miss Italia e uragani

La tv, per chi ancora non l'avesse capito, distorce.

Preferisco, a livello estetico, il porno a Miss Italia ("molto
piercing e pochi tatuaggi", dice la Mirigliani che continua "a noi
non è mai arrivata la magrissima"). E mi piace che si raccontino per
ore e ore gli 0 morti di New Orleans col recente uragano,
dimenticando le centinaia dello stesso uragano in centro America.

Non è vero che i media stiano migliorando, c'è solo più roba da
scremare, il poco resta il meglio.

8.9.08

Romagnoli, Phelps e la cultura sportiva di noi italiani

Rileggevo l'altro giorno l'articolo non troppo lungo che Gabriele
Romagnoli ha scritto sulle Olimpiadi di Pechino e Vanity Fair ha
pubblicato il 20 agosto. Allora la Pellegrini era solo una belloccia
che aveva perso i 400 stile libero, mentre Phelps uno che aveva vinto
la sua seconda medaglia nella staffetta 4x100 stile libero 'grazie ad
uno meno famoso e sponsorizzato di lui' (o qualcosa del genere, non
ricordo le parole esatte) e la Pellegrini una che era 'affondata' a
metà gara.

Ricordo a Romagnoli che in Usa la staffetta la fanno col
cronometro: ai Trials, i loro campionati nazionali, fanno i 100 metri
e i primi 4 americani, i più veloci, nuotano la staffetta. E' dalle
nostra parti che gli atleti vengono selezionati. Là basta nuotare
forte. Phelps poi è un mezzofondista e nuota meglio a farfalla che a
stile libero e non per caso è partito per primo: di solito il più
forte non parte per primo. Dopo i suoi 100 metri gli Usa erano
secondi dietro l'Australia a pochi centesimi. E quindi, come è ovvio,
non è vero che Phelps la sua seconda medaglia nella staffetta 4x100
stile libero l'ha vinta 'grazie ad uno meno famoso di lui'. La
medaglia di squadra l'ha vinta, guarda strano, la squadra USA e non
Phelps da solo.

Riguardo alla Pellegrini, è una ragazza di 20 anni e non mi pare così
strano che abbia vinto 'uno solo' dei due ori che, forse, avrebbe
potuto vincere. Tanti di quegli atleti la sognano per anni
l'Olimpiade, altri come Emiliano Brembilla (40 titoli italiani
assoluti) a Pechino c'è andato per una staffetta che, ancora, non ha
vinto niente... ma era così contento, a fine giochi. E ci credo... Ho
insegnato nuoto per anni a tanti bambini e la sua medaglia, non so
bene perchè, la medaglia di Pellegrini la sento anche un po' mia e
non credo di essere l'unico.

Il punto, secondo me, è che lo sport è un gran bel lavoro. La 44enne
Josefa Idem, intervistata dopo aver 'perso' l'oro per un millesimo ha
dichiarato di essere contenta del risultato e che si sentiva molto
più fortunata della sorella che lavora in fabbrica e fa i turni. Poi
ha interrotto l'intervista perché doveva andare a consolare uno dei
figli che avrebbe voluto ascoltare l'inno italiano. Punto e basta. E
l'intervistatore di "Magna Rai" continuava solo a chiederle cosa era
mancato perché non aveva vinto l'oro, come se la medaglia appena
vinta non contasse nulla. Quando Antonio Rossi è arrivato quarto è
sceso dalla barca sorridendo e accennando al suo amico Yuri Chechi...
Ma la fatica che ha fatto per rimettersi in barca alla sua età deve
essere stata tanta, tanta, tanta.

Lo sport ha una sua morale, che è semplicemente che vincere è tutto e
perdere fa schifo. Ma se hai dato tutto puoi anche accontentarti
perché non si può vincere sempre. Dalla glorificazione dei medagliati
e dallo scarso interesse per prestazioni e risultati che ho visto in
tv e sui giornali, di tutto ciò in Italia si parla poco e niente,
anche durante le Olimpiadi. Ma la nostra cultura sportiva, nonostante
alcuni articoli e maniaci del calcio, sta crescendo...

Questa benedetta cultura sportiva sta crescendo ANCHE grazie a
Romagnoli, Covacich e Vanity. Perchè, dopo quell'articolo citato, che
mi ha fatto un po' arrabbiare, altro che un po'... Romagnoli ha
scritto un bellissimo articolo di chiusura sulla pallamano, e di
Covacich non dimenticherò mai l'articolo spiegazione alla sua ragazza
- fidanzata - moglie sul ciclismo.
E quindi, nonostante qualche sbaglietto, Vanity allo sport fa bene.

Ciao, Lorenzo Tiezzi

5.9.08

Grazie e gli Atleti - Artisti di Stato


Gent. Cesare,

Mi ha fatto piacere vedere la mia lettera pubblicata sul suo blog.

Le mie critiche, rileggendole anche un po' troppo forti... Soprattutto nelle parole (Mister No non è maestro). Probabilmente sono state un bello stimolo per lei... che a differenza di tanti nostri colleghi (nostri perché anche io tra le varie cose scrivo) non è un cretino, anzi. Si vede che lei è una persona che impara, non dagli sbagli, perché ha espresso una sua opinione, non ha sbagliato niente... Ma impara dal confronto. 

Non è che volevo darle dell'incompetente, ha senz'altro capito, volevo stimolarla a scrivere ANCHE degli altri, dei perdenti, dei quarti posti, di gente come la Sensini che per 4 anni ce la dimentichiamo tutti e poi vince un'altra medaglia...

Tutto qui.

Per le critiche al carrozzone olimpico, mi unisco alle sue, compreso il solito corteo di atleti che oggi hanno ritirato le solite onorificenze dal Presidente della Repubblica (sia chiaro, solo i vincenti, gli altri non meritano menzione). Mi ha fatto piacere capire, visto che i militari erano tutti in divisa, che la Idem, di cui da italiano vado orgoglioso, non è militare... e che in qualche modo campa lo stesso. Mi piacerebbe avere qualche soldo e un'azienda per prenderla come sponsorizzare.

Io non so quanti italiani siano contenti di pagare lo stipendio a Cammarelle che il poliziotto non lo fa, nei fatti. E' un po' come con la Scala: io amo l'Opera, ma perché non può essere davvero un ente indipendente non finanziato dallo stato come il Metropolitan di New York? Non credo che tutti gli italiani debbano pagare per le passioni di pochi, o almeno, non in questa misura. Sarebbe bello farla un'inchiesta: quanto ci costano tutti questi atleti e artisti di stato che poi non sono come gli Uffzi a Firenze, ossia non generano turismo. Perché non la  consiglia a Feltri e la scrive su Libero, per gli spettacoli le do una mano (anche se non ne ha mica bisogno...)

Un ultimo commento su quello che scrive delle donne e le Olimpiadi, sulla loro prevalenza... Ecco è un argomento così complicato che non so neanche qual è il mio parere. Io dico che tutti, uomini e donne, siamo spesso troppo presi dalla carriera e dal lavoro e non pensiamo ad essere felici. Le donne, che al successo stanno pensando da meno tempo, in questo senso, sono anche peggio di noi.

Con stima, Lorenzo Tiezzi

www.lorenzotiezzi.it

4.9.08

Nella vita funziona tutto per caso oppure no?

Nella vita funziona tutto per caso oppure no?

L'altro giorno proprio mentre correvo e stavo pensando a mia mamma che era pittrice e dipingeva spesso bambini sul campo di calcio di provincia al tramonto in cui correvo, proprio davanti a me, si sono materializzate due bambine di 4 o 5 anni e dietro di loro un nonno che correva pure lui, preoccupato che attraversato la strada vicina senza guardare. Poi dopo le bambine sono andate a giocare lì vicino tranquille e lui si è seduto a chiacchierare con un amico. Oggi invece mentre mi arriva un sms da mia zia per una mostra di mia mamma a cui parteciperà ovviamente la nostra famiglia... mi è venuto da pensare che comunque la vita è strana perchè ho appena finito un articolino per un giornale leggero in cui io, che di classica so poco, ho scritto di Arturo Benedetti Michelangeli, il preferito di mia mamma. Mi sono alzato dalla scrivania per aprire la porta e fare un po' di corrente che fa ancora caldo e da fuori sento che arriva un pianoforte classico, credo sia Chopin. Ascolto meglio e mi accorgo che ho da pochi giorni o poche ore un vicino pianista, non è un disco, sono mani che picchiano sui tasti. E' strano. Ed è bello. Tornando alla questione iniziale, se nella vita esiste funziona tutto per caso oppure no... La risposta non la so, per niente. Però quando succedono cose così bisogna godersele fino in fondo. La vita è spesso noiosa, anzi bisogna fare un sacco di cose noiose per vivere ma quando succedono cose così bisogna fermarsi un attimo solo e godersele fino in fondo. E poi ricominciare a lavorare, come sempre.

2.9.08

L'italia e la legalità / Ultras sui treni e Leoncavallo

Sabato sono stato a Torino in treno e mi sono trovato benissimo. Pensa te se trovavo gli ultras napoletani e mi tiravano giù dal mio posticino. Siccome sono uno che reagisce, chissà quante ne prendevo... Ma tutto ciò è perfettamente normale. Gli ultras a Napoli da anni entrano facendosi aprire i cancelli. Per chi non lo sapesse i cancelli non si possono forzare. C'è qualcuno che li apre dall'interno, così come il prefetto di Napoli ha voluto far partire un treno pieno di gente senza biglietto. Ecco io vorrei che questo prefetto, Alessandro Pansa, si dimettesse. Non perché ha sbagliato a far partire il treno (non c'ero, magari ha dovuto farlo davvero...). Ma perché se bastano 4 o 500 stronzi senza biglietto a far partire un treno che Trenitalia non voleva far partire... l'Italia non esiste come stato di diritto. Sono anni che pago il biglietto per spostarmi in treno, questi Ultras non pagano. Stesso discorso per il prefetto di Roma che non è riuscito a far si che 4-500 stronzi non potessero entrare allo stadio.

Altra questione non meno importante. Il Leoncavallo è un centro sociale ma anche Fondazione ma il suo coordinatore dice che la SIAE si può anche non pagare. Ma che cosa dice questo ignorante (ignorante perchè finge di non sapere)?

Vorrei tutela dal mio stato, per favore.

1.9.08

Problemi di traffico: ci pensano Giovanardi e il conto esodo

Giovanardi ha avuto l'ottima idea di controllare anche la quantità di
droga e non solo quella di l'alcol negli automobilisti. Finalmente.
Solo che i controlli andrebbero fatti anche di giorno, normalmente,
ai camionisti, ai taxisti, a tutti quanti. E poi: siamo certi che uno
che si è fatto una canna 3 giorni prima o ha fatto un tiro o ha preso
una pastiglia 2 giorni prima... sia davvero pericoloso al volante?
Per me no. Per me che ogni giorno guido la tragedia è il modo di
guidare normale di tutti noi 'non drogati - né ubriachi' a provocare
incidenti. Ma la cosa non fa notizia, quindi vai con i drogati al
volante che fanno le stragi.

Le code per il contro esodo sono state poche? Gli italiani non è sono
tutti idioti. C'è chi è partito prima, c'è chi è partito dopo e c'è
chi è partito all'ora sbagliata con la famiglia tranquillo
fottendosene se arrivava con qualche ora di ritardo. La tragedia è il
traffico di ogni giorno feriale intorno alle grandi città. Io conosco
bene Milano ma chi ci vive mi dice che Roma è praticamente
invivibile. Ma non se ne parla. E vai con la coda estiva, che fa
notizia.

24.8.08

Le Olimpiadi e gli italiani sedentari.

Gent. Cesare,

ho letto su Libero l'articolo che ha voluto dedicare a ciò che per lei significano le Olimpiadi di Pechino. Per la manifestazione appena conclusa non è stata altro che una perdita di tempo, un rito consacrato nel tempio delle banalità, con i cinesi che hanno fatto vincere l'oro alle loro bambine (si, ha ragione, bambine), una banalità vuota mentre in Tibet e pure in Georgia continuano a morire. 

Senz'altro molte delle cose che ha scritto sono condivisibili. Ad esempio, il Cio è un insieme di tromboni che invece di lodare Bolt per la sua gioia (ben diversa dall'umiliazione dell'avversario) tutta africana, colorata, splendida. Sono gioie che solo pochi hanno una volta nella vita e fa pure piacere vedersele in tv. Almeno a me.

Siccome la stimo, mi permetto di scriverle cosa penso io degli atleti e dei loro sforzi. Anche a loro lei ha riservato le sue bacchettate, ma l'ha fatto con un po' dell'altro del 'sano' sedentarismo italiota che tutti ci accomuna. Noi, anzi i nostri antenati, una volta, in un tempo lontano, dominavamo il mondo perchè avevamo capito che mente e corpo sono un tutt'uno. Lei invece se l'è dimenticato.

 Lei fa distinzione (ancora) tra atleti professionisti e non professionisti, quando i veri ricconi sono i calciatori e uno come il pugile Cammarelle probabilmente farà per tutta la vita il poliziotto. Avrebbe potuto scrivere, e le avrei dato ragione, che è l'ora di finirla con tutti questi atleti - militari. Se lo stato deve dare un aiuto agli atleti che lo dia con strutture autonome, non dando stipendi tutta la vita a destra e a manca. In USA e in Gran Bretagna ci sono le Università, in altri paesi il sistema è diverso, qui da noi è il solito casino... Ma non l'ha scritto. 

Lei non ricorda e probabilmente non capisce quanto fa bene al mondo intero un Antonio Rossi che scende dalla sua canoa dopo tanta fatica e dopo un quarto posto che lo consacra come PERDENTE... e riesce a scherzare senza prendersela con nessuno. Lei probabilmente i rulli con cui si allena Josefa Idem a casa sua a Ravenna non sa manco cosa sono. Eppure scrive. 

Tagliando corto, la morale dello sport è che vincere è tutto e perdere fa schifo. Solo questo. Solo che quando lo sportivo perde, parlo dello sportivo vero, non si lamenta, non se la prende con l'arbirtro e con l'allenatore. Dopo un attimo di sconforto, cerca solo di fare meglio la prossima volta.

Se a lei tutto ciò non interessa, anzi, se lei tutto ciò non lo capisce, e se per caso ha qualche dubbio glielo scrivo io: lei non lo capisce... non ne scriva.

Oppure ne scriva dopo che una mattina, una sola mattina della sua vita, d'inverno, si è alzato alle 5 e mezzo, poi è andato davanti alla più importante piscina della sua città. Si accorgerà che già alle 6 c'è chi nuota, prima di andare a scuola. E mica la Pellegrini, bella e vincente. C'è un sacco di gente che non arriverà mai da nessuna parte ma che dallo sport, forse, impara qualcosa senza pretendere di fare il maestro, il maestrino  o il mister no.

7.8.08

Le telefonate

Estate. Interno giorno. Un ventilatore gira davanti al portatile di uno che picchia sui tasti poco convinto. Ogni tanto gira la testa verso la tv che in realtà è usata come radio e trasmette Deejay. Il tizio continua stancamente, ogni 15 minuti circa, a prendere in mano il telefono e chiamare per lavoro varie persone. Spesso nessuno risponde. La decisione, speriamo irrevocabile, è di rispondere sempre a tutte le chiamate che riceverà. Non è di quelli che non risponde mai, ma qualche chiamata persa sulla coscienza ce l'ha. E capisce quanto la cosa sia fastidiosa solo ora che gli succede spesso. Ora che l'estate c'è e le scuse pure. Squilla il cellulare, e stancamente una voce dall'oltre tomba dice "pronto"....