24.3.21

MEDICI E INFERMIERI NON SONO EROI: LAVORANO. E UN PAESE CHE NON LI OBBLIGA A VACCINARSI E' FINITO


Come bagnino ho salvato la vita a diverse persone rischiando la mia incolumità.
Non mi ha mai ringraziato nessuno.
Non ci sono state OLE e premi per il sottoscritto.
Lo rifarei ovviamente domani perché salvare la vita a qualcuno è un premio immenso che ti resta dentro.
Più di una volta mi sono buttato in acqua da solo, con decine di persone che guardavano e basta, senza l'attrezzatura. Perché lo dovevo fare e basta.
Non sono stato un eroe, sono abbastanza preparato, so cosa devo fare in quelle situazioni, anche se il rischio c'è.
Per questo, mi sono altamente rotto di chi considera eroi medici ed infermieri. Tranne rarissimi casi, non lo sono.
Sono persone che si sono scelte un lavoro bellissimo (per i medici è anche il più pagato in Italia, il bagnino no), molto utile oggi in pandemia e ancora più utile domani nella normalità.
Perché salvare la vita a qualcuno è un premio immenso che ti resta dentro.
Infine, se c'è un paese che non li obbliga a vaccinarsi in pandemia, è un paese finito.
L'Italia è finita.


17.3.21

RINCOGLIONIMENTO, PANICO, ITALIA, EUROPA

RINCOGLIONIMENTO, PANICO, ITALIA, EUROPA
Credo di essere governato, a livello italiano ed europeo, da una coacervo di incapaci, spesso resi tali dall'età e dal panico.
Credo di essere governato da una massa di rincoglioniti.
Mi scuso per non trovare una parola più appropriata. Rincoglioniti è un termine troppo vago e soprattutto leggero.
La guerra con il Covid-19 non è che la stiamo perdendo.
Abbiamo 100.000 e non la metà dei morti (o forse meno) non grazie agli assembramenti della gggente, ma alle decisioni, soprattutto mancate o prese nel panico, dal detto coacervo di incapaci.
Mi ritiro nel mio pochissimo, per sempre, certo che il futuro del mio disgraziato paese finirà presto la sua agonia. Prima è meglio è.


IL DESTINO DELL'ITALIA E' SEGNATO.: DECADENZA

IL DESTINO DELL'ITALIA E' SEGNATO.: DECADENZA

E se fosse che AstraZeneca fosse sicuro quanto gli altri vaccini?

E se fosse stato già ovvio da subito?

E se questa tragica commediola di impanicati europei rappresentasse bene la situazione nel nostro vecchio e pavido continente?

E se ci meritassimo la lenta estinzione, come "dotti" europei?

E se tra qualche decennio fossimo, in Italia e non in Germania, come l'antico Egitto, invaso dai romani e poi da napoletani e oggi solo meta turistica in cui, purtroppo, non manca la sporcizia, anche se c'è più acqua che a Brescia grazie al Nilo (ci sono stato)?

E se questa decadenza fosse già iniziata da tempo e ve la meritaste parecchio, tutti intenti a difendere, in questo schifoso paese, solo statali & pensionati?

E se bimbi e ragazzi fossero loro in realtà i più colpiti da questo virus, perché gli stiamo togliendo anni di vita.

E se, e se e se... In fondo è tutto perfettamente logico e lineare.

La politica debole che alimenta i media che alimentano il panico che alimenta la politica che alimenta i media... non si lavora più, nello stato soprattutto, è tutto un lavoro di burocrazia cartacea.

Il futuro distopico è già qui.

Immaginarne uno peggiore è difficile.

16.3.21

Panico in Europa

Panico in Europa

Ho sempre votato Più Europa perché credevo nell'Europa.
Vedo che anche oggi, in emergenza, la burocrazia europea DUPLICA quella italiana statale, che a sua volta viene triplicata da quella delle regioni.
La reazione ai (solo ipotetici) problemi con uno dei vaccini Covid-19 è una sola: il panico.
L'unico paese, fuori dalla UE che ha vaccinato tanto e bene ha ridotto i morti in modo totale... e guarda caso è l'unico paese che per tanti motivi, non solo geografici, ha evitato che fossimo tutti nazisti, per sempre.
Ho sempre adorato Churchill, celebrato recentemente da tanti film, io però lo adoro da sempre.
Quando va tutto male e sei nella melma fino alla gola è inutile che strepiti. Il pochissimo che ti resta deve andare nell'unica direzione possibile. Contro il nemico.
Ho tantissimi difetti e capisco chi si lascia andare al panico. Ma non vado nel panico. Quasi mai.
Ma ritengo sia l'unica reazione idiota a ogni cosa, tragedie comprese.
La paura e la pre - occupazione non sono panico. Piangere e disperarsi per un attimo è giusto, è logico, va bene.
Il panico va bene solo per un attimo sotto bombe e terremoti. Per il resto va lasciato ai polli e alle pecore.
Qui siamo ancora impanicati.
Dopo qualche giorno di stop, totalmente inutile, senza alcun controllo che non sia solo burocratico (europeo, nazionale, regionale, provinciale, comunicale, della circoscrizione, del palazzo, del condominio, della scala A B C D), si ricomincerà a fare i vaccini AstraZeneca e con tutti gli altri vaccini.
Con più morti.
Tanti i morti non parlano, almeno loro non sono più nel panico.
Spero ci guardino con benevolenza.
Non ce la meritiamo.
Non ne usciremo bene, se ne usciremo.
Anzi, non credo ne usciremo proprio come collettivo.
Siamo divisi, ognuno con i suoi problemi, ognuno contro l'altro "uniti".

12.3.21

Perché si corre

È facile restare coinvolti in scadenze e debiti, vittorie e sconfitte. Le persone che amiamo ci lasciano. La gente soffre. Una gara di 160 km - o di 5.000 metri o una corsa intorno all'isolato- non allevieranno il dolore di nessuno. Ma puoi esserne trasformato. Non in una notte, ma a lungo termine. La vita non è una gara, anche se ci assomiglia. Non c'è una linea d'arrivo. Noi tutti tendiamo verso un obiettivo, ed è importante se lo raggiungiamo o meno, ma non è la cosa più importante. Quel che conta è COME ci muoviamo verso quell'obiettivo. Ciò che è fondamentale è il passo che stiamo facendo proprio ora, il passo che TU stai facendo in questo preciso momento. (Scott Jurek)

8.3.21

E tu, sei essenziale?

Dopo un anno di pandemia, lo stato che divide tra "lavoratori essenziali" e "non essenziali" è semplicemente criminale e criminogeno.
3 milioni di dosi di vaccini nei frigoriferi NON somministrate dalle categorie essenziali che sarebbero GENI & EROI e ci stanno "salvando la vita".
Ripeto.
Dopo un anno di pandemia, chi divide come lo stato tra lavoratori "essenziali" (medici infermieri forze dell'ordine, etc) e TUTTI GLI ALTRI non sono sbaglia.
Genera differenze che creano CRIMINE.
Dopo un anno di pandemia, dovremmo poter riflettere con calma e magari dividerci su come salvare il salvabile METTENDO IN SICUREZZA I PIU DEBOLI (TUTTI i più deboli che sono tanti)
Invece siamo ancora qui:
i medici "eroi" (e i coglioni camionisti che portano in giro i vaccini, i cassieri che non vengono vaccinati, alcune scuole che fanno ZERO didattica a distanza, altre 6 ore al giorno)
Non parliamo già più di chi si è ROVINATO per fare turismo in montagna, annullato all'ultimo istante.
Perché in fondo sono cazzi loro.
Giusto?
Dopo un anno di pandemia, eccoci daccapo:
La società è però MOLTO più divisa.
I tutelati sono ANCORA più tutelati.
E sono loro (medici, infermieri, statali, forze dell'ordine, dipendenti di grandi aziende) che HANNO BISOGNO della scuola.
Gli altri? Si attacchino al c. NON sono essenziali.
Questa è la realtà. QUESTA. Non altro. QUESTA.
E spesso, i tutelati e i SIGNORI GIORNALISTONI, ci spiegano perché LORO sono buoni e gli altri una manica di FESSI e STRONZI
Gli altri non hanno più speranze.
Quando ne usciremo (e secondo me succederà presto), chi sarà resistito non avrà più remore.
Si sarà incattivito.
Avrà una pelle dura che levati.
La società italiana ne esce distrutta.
Non siamo al dopoguerra, siamo alla guerra fredda.
Si sorride e chi può pugnala. Solo alle spalle.
Non sono mai stato ottimista sulla natura umana, questa tragedia mi ha fatto riflettere meglio sull'argomento.
A ognuno il suo pensiero, sempre che si abbiano tempo, voglia e lunghe ore per pensare che servono per arrivare ad un pensiero.
Sennò basta leggere un giornale o guardare il telegiornale per la inutile cronaca.

5.3.21

Fine dell'Italia

Un paese che chiude le scuole e tiene aperti TUTTI i negozi è un paese FINITO
La speranza deve finire, chi ce l'ha è il problema.
Se noi italiani fossero un popolo, ovvero un insieme di persone che condividono qualcosa, butteremmo GIU' (senza violenza) ciò che resta
Ma non credo lo siamo più
Siamo un coacervo di categorie con gli interessi più diversi
E anche se lo fossimo, una nazione, un popolo, non ho nessuna voglia di farne parte
Penso ai piccoli fatti miei, rispettando le regole più per paura delle conseguenze che per convinzione

3.3.21

Cani

L'altro ieri ho fatto "una buona azione" che mi ha dato qualche minuto di felicità. Pochi però.
Con l'aiuto di un ragazzo che arrivava con un furgone e che di cani impauriti capiva anche più di me, siamo riusciti a prendere un bel cane impaurito, che mi scappava da almeno 2 km.
Ormai vicino al centro, era partito (con me dietro a cercare di acchiapparlo per riportarlo alla sua padrona) dal Parco Tarello (zona Brescia due).
Con il guinzaglio che ballonzolava, schivando le auto., era terrorizzato. Anzi terrorizzata, perché è una femmina.
Insomma, ce la facciamo, prendiamo il cane. Il ragazzo se va e io piano piano continuando ad accarezzarla riporto Star (poi ho saputo che si chiama così) al Parco Tarello, convinto che ritroverò la padrona.
Ma la padrona è stata investita. Per questo Star era così terrorizzata. Non è la ragazza avevo visto cercare di prendere il cane prima. E' una povera signora investita, oggi in ospedale in condizioni piuttosto serie.
Almeno le abbiamo ripreso il cane, ma accidenti. Sicuramente, in ospedale, avrà un pensiero in meno. Perché i cani sono molto importanti. Ma avrei voluto proprio lasciarlo a lei e invece....

2.3.21

la pandemia (per molti italiani) è molto peggio di una guerra

Capisco che in fondo importi a pochissimi (tanto l'Italia e vecchia e ignorante),
ma chi si occupa di musica, divertimento, cultura (NON STATALE, quella infatti non è cultura, è museo morto, per lo più)
Sta cambiando lavoro (se lo trova) o è nella merda più totale
E lo farà per sempre
Queste robe qui interessano per lo più i 15 - 30enni, che in Italia sono pochi e poco potenti
Per cui il problema è "piccolo"
(io campo perché 49 anni e faccio una cosa greve, la comunicazione)
Ma c'è chi è in difficoltà assoluta
Mentre tutti i dipendenti sono garantiti
Mentre tutti gli statali sono garantiti (100% dello stipendio)
Mentre tutti i pensionati sono garantiti (100% della pensione)
Mentre si parla solo di DPCM (che tanto non cambia niente a chi non lavora davvero da un anno, come chi lavora nella musica, nelle fiere, etc)
PER LORO, anche se molti non lo vogliono capire, BELLI COMODI è: molto peggio di una guerra
Ripeto: MOLTO PEGGIO DI UNA GUERRA
perché in guerra si va INSIEME
Si muore (non sempre) INSIEME
Qui la disperazione di troppi viene percepita come IDIOTA e spesso CRIMINALE da quasi tutti gli altri
Manca a molti la capacità di capire ed essere davvero solidali
Io cosa posso fare? Non negare che questa è la situazione e farla presente ogni giorno a chi non lo vuole capire

26.2.21

"tutto ciò che ami, probabilmente andrà perduto, ma alla fine l'amore tornerà in un'altra maniera."

"tutto ciò che ami, probabilmente andrà perduto, ma alla fine l'amore tornerà in un'altra maniera."

A 40 anni Franz Kafka, che non si era mai sposato e non aveva figli, mentre passeggiava in un parco di Berlino, incontrò una bambina che piangeva perché aveva perso la sua bambola preferita. La bambina e Kafka cercarono la bambola senza successo. Kafka le propose allora di incontrarsi di nuovo il giorno seguente, per tornare a cercarla insieme.

Ma neanche il giorno successivo riuscirono nel loro intento, quindi Kafka consegnò alla bambina una lettera "scritta" dalla bambola, che diceva: "per favore, non piangere. Ho fatto un viaggio per vedere il mondo. Ti scriverò delle mie avventure."

Così iniziò una storia che proseguì sino alla fine della vita di Kafka. Durante i loro incontri, Kafka leggeva le lettere scritte accuratamente, con avventure e conversazioni che la bambina trovava adorabili.

Alla fine Kafka le riportò la bambola (ne comprò una) che era tornata a Berlino.

"Non assomiglia affatto alla mia bambola", disse la bambina.

Kafka le consegnò allora un'altra lettera in cui la bambola scriveva: "i miei viaggi mi hanno cambiata completamente". La bambina abbracciò la nuova bambola e la portò a casa tutta felice.

L'anno seguente Kafka morì.

Molti anni dopo la bambina, oramai adulta, trovò un messaggio dentro la bambola. Nella breve lettera firmata da Kafka c'era scritto: "tutto ciò che ami, probabilmente andrà perduto, ma alla fine l'amore tornerà in un'altra maniera."

["Kafka e la bambola viaggiatrice", di Jordi Sierra I Fabra]

25.2.21

Il disastro epocale dell'Italia del Covid-19 i media non lo raccontano. Perché ne sono parte



Prima di fare il PR / comunicatore / blogger e un po' il giornalista ho studiato tanto i media. Ho studiato, tra i tanti con Umberto Eco. La differenza tra me e Umberto Eco è che io all'Università di Bologna gli portavo il caffé (chiedendogli la stessa cosa anche due o tre volte, se non capivo però. Un grande privilegio).

Ecco perché so che il coro dei media è sempre stonato. I media NON sono al servizio diretto del potere politico, come dicono in molti tra cui il simpatico Grillo, personaggio che è arrivato al potere politico tramite il potere della sua comicità in tv, ricordiamolo.

E' un po' più complesso, ma non molto: c'è un corto circuito / loop tra media e politica. La politica, sopratutto quella piccola e debole come quella italiana, prende decisioni basandosi sul "feedback" di media che in realtà sono ormai lontani da molti degli italiani. Soprattutto dai più giovani.

Inoltre, i media mentono sempre, anche quando sono potenti e ben fatti, perché solo alcuni fatti possono diventare notizie. 

Le notizie selezionate dai media italiani, piccoli e in crisi, sono però quasi sempre le più comode e facili da raccontare per gli operatori dei media al loro pubblico. Certo, anche i quotidiani e i tg hanno un pubblico, proprio come la D'Urso. E rispondono solo ad esso. Il dovere dell'informazione è una cosa del tutto teorica.

Lo si impara subito studiando i media. Perché tanto baccano per un Carabiniere ed un ambasciatore italiani morti nel luogo più pericoloso al mondo? Perché la notizia è comodissima da raccontare. Ne siamo tutti colpiti. Se ci fosse stato nello stesso giorno un terremoto in Iran con 2.000 morti non ne avrebbe scritto nessuno. Le bombe in Siria di Biden non faranno baccano, affatto. La Siria oggi è così lontana.

E quindi, trattando l'argomento media dall'alto, come si fa in sociologia dei media, in un paese vecchio come l'Italia, in cui tg e quotidiani sono visti e letti sono da over 50 spesso over 60, ci stupisce se la libertà e la forza vitale giovanile sono solo una colpa, per i media? Sarebbe strano il contrario.

Se il 70% del corpo sociale italiano è composto da dipendenti, statali e pensionati, ovvero persone non colpite più di tanto dalla pandemia, a che percentuale arriviamo per gli over 55, il pubblico dei media 'adulti'? Al 90%? C'è quindi da stupirsi se i media, che hanno un tale pubblico, siano sempre e comunque filo governativi, se l'Italia impone restrizioni sconosciute altrove e se l'Italia aiuta soprattutto chi è già tutelato (dipendenti con posto fisso, pensionati, statali) dimenticando tutti gli altri? 

Inoltre, i media italiani sono fatti malissimo. Ci si occupa degli argomenti con cialtroneria assoluta, confondendo fatti ed opinioni. Le restrizioni italiane per il Covid-19 hanno una durezza ed una assoluta inefficacia sconosciuta, ad esempio, in Germania (dove non c'è mai stato coprifuoco e la mascherina all'aperto non è mai stata obbligatoria). Sempre in Germania, paese che funziona, NON ripeto NON c'è stato alcun blocco dei licenziamenti, bensì sussidi. 

I giornalisti tutto questo non lo dicono. Perché non vogliono dire? Quasi sempre, più semplicemente, perché non lo sanno. Sono, fondamentalmente, persone che fanno molto male il proprio lavoro. Perché sono pagati pochissimo, mediamente, tranne alcuni editorialisti star come Gramellini, ogni giorno in prima pagina sul Corriere a "commentare". Bene, per carità. 

Ma quand'è che un servizio tv o un articolo aiuta davvero ad aprirci la mente? Quando ci fa cambiare idea? Quando pone un dubbio, in Italia, oggi? 

E le inchieste, dove sono? Che so, Inchieste giornalistiche, sulla inutilità delle restrizioni italiane, visti i risultati? Molto più comodo fare la cronaca di quelle giudiziarie.

Se un quotidiano (il Sole24 ore), facendo il suo lavoro in modo per una volta corretto, riporta che solo una dose su 10 del vaccino Astra Zeneca è stata somministrata, ovvero ci dice che tutto ciò che politica e coro dei media stanno dicendo è falso... La notizia cade nel vuoto. Non viene ripresa. 

Perché non è comoda. Non c'è un nemico esterno (le farmaceutiche cattive! Vergogna" ), c'è l'Italia, il cui stato e la cui burocrazia sono ormai chiaramente in decadenza. La cosa mette i brividi, ma i media non vogliono raccontarla. 

NON ripeto NON è vero che mancano del tutto i vaccini, in Italia, a fine febbraio 2021. E' invece vero che: 1) abbiamo vaccinato categorie che potevano aspettare (avvocati in Toscana, amministrativi ovunque, lo dice la Federazione dell'Ordine del Medici, non io); 2) ci sono errori clamorosi nelle somministrazioni, tra prima e seconda dose, con accordi tardivi con i medici di famiglia... 

C'è poi il ruolo degli editori, i datori di lavori di chi lavora nei media (giornalisti, etc) che guarda caso dal governo Draghi hanno appena incassato la proroga di un importante contributo all'editoria. 

Gli editori sono gente senza scrupoli. Gente come Marco Travaglio, che dopo una carriera contro l'editore Berlusconi è diventato anche lui editore con Il Fatto Quotidiano. Gente come De Benedetti, che è rientrato nell'agone politico grazie al quotidiano Il Domani, che probabilmente vende pochissimo, ma gli serve, eccome. 

Lorenzo Tiezzi




Perchè Alessandro Barbero non è ministro o sottosegretario

Non ci mettono Barbero perché se è vicino ad un partito non é certo un "intellettuale organico" di nessun partito / e Barbero e tanti altri competenti meno famosi non è che dicono: no grazie / semplicemente nessuno glielo chiede e ci mettono incapaci politici o amici / non darsi speranze è per me un obbligo / lo stato lavora contro i miei interessi di cittadino da sempre / questa è la realtà / non capirlo per me é stata lunga agonia / ora però è ovvio / mi scuso per la Lunghezza la disperazione non porta alla brevità



24.2.21

TW Frappè

TW Frappè

Non rimane, non rimane niente
Note e ricordi diventano un dolce frappè
Non ci capisco, non mi ricordo niente
Correre senza fermarsi la mia anestesia
La vita scorre sempre lenta
La direzione in fondo è sempre quella
Se non hai più il coraggio di sterzare
Se non hai più la voglia di ballare
puoi suonare
Certo sono molto più sereno
Ho fatto le mie scelte più importanti
E sono tutte quante previdenti
Intravedo una vecchiaia interessante
senza te
Sepolto sotto tutti i miei problemi
Intravedo due ragazzi su una Golf
lo sguardo bello dritto sul futuro
vaffanculo
Si è giovani una volta sola (meno male)
Si è giovani una volta sola (se fa male)
Si è giovani una volta (e poi perché)
Chissà se ora riesci a sentirmi
Di sicuro ora riesci a capirmi
Speriamo tu abbia altro da fare che sentire me
Tanto
La musica è una macchina del tempo
Ti porta dove vuoi e ci scava dentro
Tanto il fondo non c'è
Tanto in fondo non c'è: niente
Cameriere, frappè
(tw frappè)




23.2.21

Correre

Corro perché rigenera e rallenta la mente, per chi è "creativo" e stressato come me; sempre in natura perché rilassa, è una medicina; le gare mi piacciono come scusa per vedere posti nuovi in comodità con assistenza etc e obiettivo per programmare allenamenti; corro per lo più da solo. Ultra perché sono molto più facili della vita vera. Sono un sogno che ho ho scelto da adulto deluso da troppe cose che credevo di meritare per egocentrismo. Mi sento un vinto come ha detto più volte Marco Olmo ma contento. In parte. Vedremo. Chissà. Ultima cosa : correre è dipingere sull'acqua / la cosa più bella è che non si lasciano tracce. E correndo in natura non la si batte mai, si diventa parte di essa. Lei c'è sempre, serena ed eterna di fronte alle nostre, sempre inutili, lacrime, siano di gioia o di dolore.

21.2.21

Ciao Tomaso

Ciao Tomaso,

Siamo ancora insieme a mettere un mattoncino dietro l'altro sul tuo Atari, nel tuo monolocale di Legnano, perché la musica non finisce.

Siamo ancora insieme, a provare a lasciare un segno, soprattutto perché uno come te, così sofisticato, non potrebbe mica avere l'obiettivo puerile di lasciarlo ('sto segnetto).

Molto meglio lasciare tutto a metà. Anzi, fallire sempre meglio, con uno stile sempre più sofisticato, inutilmente sobrio, stile Pink Floyd ("Hangin' on in quiet desperation..." etc)

Molto meglio rimuovere, fare finta che sia tutto come venti o venticinque anni fa (presto 30, o 90) quando stavamo preparando quel cazzo di concerto in Piazza Poggi e mi dicesti "vedrai che non ne varrà la pena" e me lo ripetesti pure alla fine di ore e ore "d'inferno", tra cavi e casino e pochi applausi.

Certo che ti sbagliavi e il successo che hai avuto nel fare cose meno ego riferite che suonare la nostra musica (i documentari, la scuola) lo dimostra. Però era bella.

Sucesso è una parola che non mi piace, ogni giorno devo cercarla sul lavoro, ogni giorno forse la vorrei. Eppure fa fa rima con cesso ed è finita (participio). Ma per te va bene.

Come per la mia mamma, anche lei artista e anche lei "malata", non posso fare a meno di pensare che abbiate avuto successo.

Come lei, invece di rompere le palle con la tua arte, negli ultimi anni, lontano dall'ego (anche il mio), ti sei messo a insegnare, la cosa che come tutti sappiamo fanno solo quelli che non sanno fare. Giusto, no?

Avrei voluto chiamarti per dirti com'era bello "La Scuola", il programma su Raidue, che in realtà avevamo già girato noi (in realtà te, io non mi ricordo cosa cazzo facevo in quella scuola di Roma, mi ricordo solo che avevo dei Ray Ban e c'era un bel sole).

Ho in mente una telefonata sul suono geniale di "Dunkirk", ma ce la siamo fatta davvero? Boh.

Mi sa invece che l'ultima volta che mi hai chiamato, ovviamente te, abbiamo parlato dei miei immani problemi. Chi non ne ha? Io poi, batto tutti. C'ho la medaglia d'argento di problemi. Troppi per vincere l'oro.

La scelta di non rompere le palle con saluti, malattie e robe varie è stata tua. Ma è stata così comoda per me, perfettamente logica, lineare.

Avrei voluto andasse diversamente. O forse è un finale che funziona, che lo show biz sai come gira.


Ti saluto che c'ho da fare.

Lorenzo



"La musica, non tradisce non guarisce, non ti serve mai niente
La musica, dura sempre lei è per sempre e non gliene frega niente
Vola basso sui problemi e alla fine te li tieni
Non rimette tutto a posto, tanto va in un altro posto

E quando ti guardi indietro, quando ti guardi indietro
Quando ti guardi indietro il segreto è:
non guardare mai dietro di sé"

20.2.21

cesso successo

La musica, lo show biz, i locali (...) portano via molto alla tua vita personale
Perché chi vive a livello economico di musica, show biz e locali vive di emozioni e casino e gente, tutte cose più belle che fare l'operaio.
Ma se hai successo, anche poco, ti chiamano perché sei quello lì, quello di quel locale, quello di quella canzone (...) quello figo.
Non perché hanno bisogno di te come persona.
E tu come persona, spesso sei impegnato nell'inseguire quel cazzo di successo
Perché senza successo la musica (un locale, lo show biz) sarebbe solo una passione solitaria, senza soldi ---
Non ci sono soluzioni
So che a 49 anni l'enormità del problema la vedo e la sento
E so che comunque la musica ti dà indietro tanto
E non solo quando vinci su un palco
Vale la pena?
Non lo so